L'imperativo "considerate" è un invito perentorio ad osservare con attenzione e con un fine ben preciso (Marco 15:47; Luca 10:18); indica lo sguardo indagatore, attento ai dettagli (Luca 23:34,35).
1. Il modo della "considerazione" attenta. A questo proposito risulta utile tracciare il parallelo con la realtà della nostra vita quotidiana. E' un dato di fatto che i più giovani incontrano delle difficoltà nel seguire lo sviluppo logico di un discorso. L'immagine è la regina del discorso, impera con il suo naturale contorno di musica.
a) Osservazione dei particolari dell'opera di Dio (Giovanni 20:6,12,14). Può accadere che gli occhi dei credenti siano "ritenuti" dall'incredulità (Luca 24:16).
b) Conoscenza della Parola di Dio (Giovanni 8:51). Osservare, in questo caso, vale per meditare e mettere in pratica. Quanto sia importante non soltanto leggere ma osservare, meditare, elaborare la Parola del Signore ogni credente lo sa per esperienza (Salmi 110; Genesi 14).
c) Contemplazione della gloria di Cristo (Giovanni 17:24). Sembra di capire che nella gloria eterna non cesseremo di saziarci della gloria di Cristo.
2. Considerare attentamente la grandezza di Cristo. Melchisedec è personaggio unico nella Bibbia e per questo è figura di Cristo (v. 3). Nel brano di Ebrei i credenti sono invitati a considerare attentamente l'importanza e la superiorità di Melchisedec rispetto ad Abramo (v. 7), per giungere al riconoscimento della superiorità di Cristo rispetto al sacerdozio levitico (vv. 15-17). Di Cristo si pretende di sapere quasi tutto eppure non si considera spesso la sua "grandezza", che comporta assoluta superiorità e che risiede:
a) Nella natura divina (vv. 16-17), che nei versetti viene caratterizzata da:
I) La vita indissolubile, è la qualità di Cristo quale Figliuolo di Dio (Giovanni 1:4; 3:36; 5:26) e quale Uomo perfetto (Atti 3:15; Giovanni 10:11).
II) L'eternità , è un attributo proprio di Dio (Salmi 90:2; Isaia 40:28; Romani 1:20).
b) Nella perfezione morale (v. 26-27), tre aggettivi qualificano moralmente il Signore Gesù e ne evidenzia no l'abissale superiorità rispetto al sacerdozio (Efesini 1:20-22).
3. Le conseguenze della considerazione della grandezza di Cristo. Sono edificanti oltremodo, poiché riguardano la vita cristiana, anzi la determina ed addirittura la colorano.
a) L'autorità di Cristo. Deriva dalla Sua divinità e dalla Sua opera, le conseguenze sono evidenti e potenti:
I) Nell'opera di Dio, Cristo è Dio (Ebrei 8:1), Egli è Signore dell'universo in senso fisico ed in senso storico (Ebrei 1:3), la Sua vittoria è chiara (Ebrei 10:12). La vita dei credenti è al sicuro in Lui (Colossesi 3:1).
II) Nella comunione, Cristo è la via per accedere a Dio (Ebrei 10:19), i credenti godono della libertà, della fede e della purificazione (Ebrei 10:22).
b) L'opera di Cristo. In particolare la potenza del sacrificio di Cristo:
I) La redenzione (Romani 3:24,25). La parola chiave del testo biblico è: "Redenzione" (1Pietro 1:18,19).
II) La santificazione (1Giovanni 1:7; Efesini 2:13,19).
III) La comunione (Ebrei 9:14; Efesini 2:13). Il sangue di Cristo avvicina a Dio, introduce il credente alla Sua presenza (Salmi 65:4).
IV) La vittoria (Apocalisse 12:11; Colossesi 3:8; Efesini 4:17-32; 1Giovanni 1:7).