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BIBLIOLOGIA
In un primo periodo, quindi, esistevano nella nostra terra "due
lingue nazionali, il latino e il volgare”. E che accanto al latino
ci fosse il volgare, parlato nell’uso romano della vita, si vede
pure dai contratti e strumenti scritti in un latino che pare una
traduzione del volgare, e dove, spesso accanto alla voce latina,
troviamo la voce in uso con un "vulgo dicitur' . Questo volgare
non era, in fondo, che lo stesso latino, che era andato trasformandosi
nel linguaggio comune detto il "romano rustico". Nel 812, il Concilio
di Torsi raccomanda ai preti di affaticarsi a dichiarare le omelie
in "lingua romana rustica". Questa lingua romana o romanza, dice
Erasmo, presso gli Spagnoli, gli Africani, i Galli, e le altre province
romane, era così nota alla plebe, che gli ultimi artigiani intendevano
chi la parlasse, "solo che l'oratore si fosse accostato alla guisa
del volgo. Il volgo, dunque, parlava un dialetto molto simile al
romano, e similissimo a questo doveva essere il nostro volgare,
anzi quasi non altro che questo, uno nelle sue forme sostanziali,
vario nei diversi dialetti...". Con lo scemare della cultura prevalsero
i dialetti. Per le chiese, per le scuole, negli atti pubblici, era
usato un latino barbaro, molto simile alla lingua del volgo. (Da:
Francesco De Santis - "Storia della letteratura Italiana; le origini").
Il primo documento della nostra lingua risale al 960 ed è la Carta
di Capua; questa riproduce una testimonianza notarile: "Sao ko kelle
terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte
Sancti Benedetti" (so che quelle terre, per quei confini che qui,
cioè nel documento, contiene, trenta anni le possedette la parte,
il monastero, di San Benedetto).
Delle Chiese Evangeliche libere esistenti in Italia fino al sec.
XV, ne sappiamo molto poco, perché la Chiesa Cattolica imperante
distrusse tutti i documenti, la storia, gli scritti, gli inni di
questi movimenti di risveglio religioso in Italia. Sappiamo però
che quei cristiani possedevano molte versioni della Bibbia fatte
in lingua volgare, e ciò è implicito dal fatto che fino al 1200
non ci fu nessuna proibizione per la lettura delle Sacre Scritture
in volgare. Un documento che risale al 1028 e che è una dichiarazione
carpita ad uno dei seguaci della setta dei Patareni o Patarini (il
nome venne dato dal quartiere più povero di Milano, città dove sorsero),
afferma fra l'altro: "Teniamo i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento
e vi leggiamo ogni dì". Questi Patarini erano dei seguaci del Vangelo,
anche se, a causa dell'oscurantismo religioso dell'epoca, mescolavano
la sana dottrina biblica con diversi principi di correnti eretiche
del tempo. Le cronache di quel periodo sono scarse e quello che
sappiamo su questi gruppi evangelici ci viene da dichiarazioni cattoliche,
che quasi sempre, per eccesso di zelo di parte, travisano la verità,
sia delle dottrine, che delle pratiche di questi credenti. Nel secolo
seguente un altro documento afferma, fra l'altro: "Non è mai omessa
la lettura, sì in latino che in volgare, di questi libri sacri,
né la spiegazione di essi.... Come fonte diretta di informazione
da parte evangelica esiste soltanto un documento scritto in lingua
provenzale che risale alla fine del XII secolo e che riporta i principi
fondamentali della fede evangelica dei Valdesi. E intitolato "In
Noble Leyczon" (La nobile lezione). Come abbiamo già accennato,
in un primo tempo la Bibbia era stata liberamente tradotta dal testo
latino. Queste traduzioni parziali, fatte da predicatori evangelici,
(Catari, Patarini, Umiliati, Valdesi, ecc.), erano generalmente
delle volgarizzazioni; e ne abbiamo molte che risalgono al principio
del 1200. Eccone alcuni esempi:
"Quel cotale
è simigliante
ad colui che
ode due cani a ringhiare
e non si può
tenere
che non s'inframetta
de la mischia" (Proverbi
26:17)
(dai trattati d'Albertano da Brescia, tradotti
da Andrea da Grosseto; 1520. Pubblicati da F. Selmi, Bologna 1873).
Da: versione del N. T. in dialetto veneto
(Codice Vaticano lat. 7280, foglio 126), riportiamo:
"Io noe vergogna
de predicar lo Euanzelio
pchè zetto virtude
de Dio ve nla salude
detuti i credenn
p mieramente alizudei erali griexi er zezto la zustizia de Dio
inqueli xezeeullada
dal ziello in fe erilafe" (Romani
1:16).
• La differenza tra volgarizzazione e versione è la seguente:
La volgarizzazione è una traduzione libera del testo con aggiunte
esplicative del traduttore. La versione è una traduzione fedele
del testo. Una volgarizzazione famosa è quella degli Atti degli
Apostoli fatta da Domenico Cavalca, pubblicata verso la metà del
1300 e che fu poi inserita nella prima versione della Bibbia in
italiano.
a. VERSIONE ITALIANA DEL XIII SECOLO O "BIBBIA DUGENTISTA":
Questa è la prima versione scritta con semplicità e chiarezza in
italiano, nata dall’ esigenza del popolo che, non parlando più il
latino, avvertiva l'esigenza di avere un Testo Sacro nel proprio
idioma. Essa nacque in quel periodo che è considerato d'oro per
la letteratura e le arti italiane. Purtroppo di questa versione
della Bibbia ci sono sconosciute le esatte origini, anche se possediamo
qualche elemento che ci permette di non essere completamente all'oscuro:
- Molto probabilmente fu il risultato del lavoro collettivo
popolare, eseguito in più luoghi e da diversi traduttori. Una qualche
parte nella sua realizzazione l'ebbero sicuramente i Valdesi del
Piemonte e i Patarini della Toscana.
- Sicuramente ebbe origine in uno di quei centri di
fervore religioso, tanto frequenti in quell'epoca, sorti per opporsi
alla sfrenatezza e al lusso del clero di allora.
Di questa versione non ve ne era una edizione soltanto, ma molte,
unite tra i diversi volgarizzamenti. Infatti bisogna notare che
in questa versione vi è una grande differenza tra un libro e l'altro.
Carlo Negroni, noto avvocato ed editore di Novara, che curò la ristampa
di un raro esemplare della Bibbia volgare pubblicata il 1° ottobre
1471, volumi ristampati in 300 esemplari tra il 1882 e il 1887,
affermava: "La notata medesimezza fra lo scrivere del Cavalca e
quello della nostra edizione, non si mantiene dappertutto in grado
eguale, anzi vi sono libri nei quali essa diminuisce e direi quasi
si oscura". Questa Bibbia circolava liberamente in Italia, ma a
darne maggior diffusione intervenne l'importantissima scoperta della
stampa a caratteri mobili. Nel 1471, infatti, furono pubblicate
a Venezia due diverse edizioni derivate da manoscritti ignoti e
tutte e due vennero chiamate "Bibbia volgare".
b. LA BIBBIA DEL MALERMI: Pubblicata il 1° agosto 1471 da
Vandelino di Spira. L'editore o l'autore fu Nicolò Malermi (o Mallermi,
Malerbi, Manerbi), frate Camaldolese che adoperò alcune versioni
del '300, ma le ritoccò notevolmente sia per accostarle al testo
latino, sia per scrivere in una lingua del testo con forme venete.
Indubbiamente l'opera fu resa più omogenea, ma molto rozza nella
lingua. Tuttavia ebbe gran successo, tanto è vero che fino al 1567
se ne fecero trenta diverse edizioni, emendate qua e là. Molte di
esse sono preziose per le xilografie che le adornano; una edizione,
"La Sacra Bibbia volgarizzata da Nicolò Malermi, ridotta allo stile
moderno e arricchita di note", fu pubblicata a Venezia nel 1773
dal prof. Alvise Guerra di Padova. Egli revisionò l'opera ritraducendola
dalla Vulgata o addirittura dall'ebraico, e non di rado adottando
la versione del Diodati, mentre le note alla fine di ogni volume
sono sue.
c. LA BIBBIA JENSONIANA: Pubblicata il 1° ottobre 1471 dallo
stampatore Nicolò Jenson, famoso tipografo francese del 1400. Questa
Bibbia è anche copia del '300; sebbene sembra che il manoscritto
non fosse completo perché, specialmente nei Salmi e nel N. T. segue
la Bibbia del Malermi. Non fu mai ristampata fino al 1800. Nel 1846
ne fu iniziata la pubblicazione dalla Società dei Bibliofili veneti,
ma dovette essere ben presto sospesa al Pentateuco per difficoltà
sorte con le autorità cattoliche. Le copie rimaste in tipografia
furono distrutte o disperse. Nel 1882 Carlo Negroni iniziò una ristampa
della Bibbia Vulgata secondo la rara edizione del 10 ottobre 1471,
terminata nel 1887.
d. VERSIONE DEL BRUCIOLI (SEC. XVI - EVANGELICA): Antonio
Brùcioli, fiorentino, pubblicò a Venezia nel 1530 il N. T. e infine,
nel 1532, tutta la Bibbia. Brùcioli affermò di aver tradotto dalle
lingue originali, anche se è ormai accertato che nel tradurre si
servì largamente delle traduzioni latine di Sante Pagnini (edita
a Lione, nel 1527, dal lucchese Sante Pagnini), per l' A. T. e di
Erasmo (edita a Basilea nel 1516), per il N. T. Questa versione
ha il privilegio di essere la rima in lingua moderna fatta da un
solo autore; infatti la versione tedesca di Lutero sarà pubblicata
due anni più tardi. La versione del Brùcioli fu la Bibbia usata
dagli evangelici italiani fino alla versione del Diodati, che prese
il suo posto un secolo dopo. In seguito fu rimaneggiata da Filippo
Rustici e rimase la Bibbia usata dai rifugiati italiani in territorio
estero, particolarmente in Svizzera. Nel 1542 fu pubblicata dal
Brùcioli stesso con un commento che ebbe parecchie ristampe fino
al 1559, quando il Concilio di Trento la mise all'indice.
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