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BIBLIOLOGIA

 

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Definizione: Per Bibliologia intendiamo quella branca della dottrina che riguarda le Sacre Scritture e che tratta la necessità, il titolo e l'ispirazione della Bibbia, nonché le origini del canone, i manoscritti e le versioni del divino Libro.

 

Introduzione: Il fatto dell'esistenza di Dio è fondato almeno su quattro ragioni fondamentali:

1. L'intuizione: cioè la percezione naturale di verità senza ragionamento;

2. La tradizione: quanto è giunto fino a noi tramandato di padre in figlio (istruzione verbale);

3. La ragione: L'intuizione accetta il fatto che l'universo esiste. La ragione ci fa risalire al creatore: Romani 1:20;

4. La rivelazione: La tradizione è giunta fino a noi contraffacendo la verità. La ragione, a causa del peccato, è stata offuscata: Romani 1:21; ed allora Dio si è rivelato a noi per mezzo delle Sacre Scritture.

 

I LA NECESSITÀ DELLE SACRE SCRITTURE

 

Iddio si rivela agli occhi dell'uomo con l'immensità della Sua creazione; ma, anche se "i cieli raccontano la gloria di Dio e la distesa annunzia l'opera delle Sue mani", questa rivelazione è generica. Il Creatore del cielo e della terra doveva mostrarsi agli uomini e manifestarsi loro in maniera più completa ed era logico, perciò, che Dio scegliesse, nella Sua verità e sapienza, il mezzo migliore, affinché, attraverso i secoli, la Sua Verità fosse trasmessa integralmente. Se Dio si fosse affidato alla trasmissione orale o alla tradizione, il Suo messaggio sarebbe stato pervertito. Per questo Egli fissata la Sua Parola per iscritto, affinché fosse preservata nella sua purezza per essere la regola infallibile della fede e della condotta dei credenti.

 

II IL TITOLO DELLE SACRE SCRITTURE

 

Il termine "BIBBIA" deriva dal greco "BIBLOS, BIBLION" (libro), e indicava il rotolo di papiro sul quale si scriveva nell'antico Oriente. Secondo alcuni studiosi il termine potrebbe risalire alla città fenicia di BIBLOS, che era, nell'antichità il più fiorente centro per il commercio del papiro. L'uso del termine "BIBBIA", per indicare il Sacro Libro incominciò forse nel IV sec. d. C., ai tempi di Girolamo (l'autore della versione in latino delle Sacre Scritture conosciuta col nome di "Vulgata"), il quale generalizzò l'uso dell'espressione: "I LIBRI SANTI" o, semplicemente "I LIBRI", (come venivano comunemente chiamate le Sacre Scritture). Questo termine che in greco era espresso al plurale neutro, cioè "TA BIBLIA", nel latino della decadenza divenne singolare, femminile, e cioè: "BIBLIA". La Bibbia si suddivide in due parti: Antico e Nuovo Testamento: (greco Diatéke, che riprende l'ebraico Berith; alleanza, patto; usato nella versione dei LXX).

 

III L'ISPIRAZIONE DELLE SACRE SCRITTURE

 

Un equivoco che si propone frequentemente, quando si parla di "Ispirazione" della Sacra Bibbia, è quello di riservare questo termine e tutto ciò che esso comporta, generalmente agli scrittori del Sacro Testo, parlando così di "uomini ispirati", "scrittori ispirati". Per quanto bella e accattivante, quest'idea non è sostenuta dalla Parola di Dio, in quanto, laddove Essa parla di "Ispirazione" e di "Ispirato", si riferisce al risultato, agli Scritti, più che ai loro redattori. Infatti in 2Timoteo 3:16 è scritto dalla Riveduta. "OGNI SCRITTURA E' ISPIRATA DA DIO!" (ALITATA DA DIO).

Questa solenne affermazione indica in Dio il divino Autore, e, quindi, tutto ciò che questo divino Soffio ha prodotto è dichiarato divinamente ispirato!

L'origine divina della Sacra Scrittura è chiaramente indicata da passi come 2Pietro 1:21: "Non è dalla volontà dell'uomo ... "; e ancora troviamo indicato qui il mezzo come Essa Scrittura venne all'esistenza: "Ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo!"; del resto, in tutta la Bibbia è particolarmente evidenziata l'opera creatrice dello Spirito Santo, o "Soffio di Dio"; (es. Salmi 33:6; Genesi 2:7; Giobbe 33:4).

 

Esistono due teorie principali intorno alla dottrina dell'ispirazione:

 

1. Concetto meccanico: cioè che Dio, spogliando l'uomo della propria personalità, abbia guidato meccanicamente lo scrittore dettandogli il Sacro Testo. Se tale teoria fosse vera, come si spiega il fatto che 222 citazioni su 275 dell'A. T. sono riportate nel N. T. uguali nella sostanza ma diverse nella forma? Perché il Padre Nostro è riportato diversamente da Matteo e da Luca?

2. Concetto dinamico: l'ispirazione è l'influenza soprannaturale dello Spirito di Dio sulla mente umana, mediante la quale gli scrittori sacri furono sospinti a scrivere verità divine senza errori.

 

Innanzi tutto lo Spirito Santo non ha spogliato l'uomo della sua personalità, né lo ha privato delle sue facoltà mentali e intellettive. Chiarire completamente come sia stato possibile per l'uomo redigere esattamente e senza la minima alterazione il messaggio divino, conservando intatte le sue facoltà e la sua personalità, è praticamente impossibile. Ci troviamo davanti alle stesse difficoltà che si incontrano quando si vuole spiegare esaurientemente l'unione dell'umano e del divino nella personalità di Cristo.

 

A. Ispirazione Plenaria e Verbale delle Sacre Scritture

 

1. Verbale: quando affermiamo che crediamo nell'ispirazione verbale delle Sacre Scritture vogliamo dire che lo Spirito Santo ha guidato gli scrittori anche nella scelta delle espressioni e delle parole da utilizzare, e ciò è avvenuto per tutta la Scrittura, nella sua interezza e totalità; e ha fatto ciò senza minimamente annientare la loro personalità. Secondo la definizione del Gaussen l'ispirazione "TEOPNEUSTIA" è "la potenza misteriosa esercitata dallo Spirito di Dio sugli scrittori della Sacra Scrittura per far sì che la componessero, per guidarli fin nell'uso delle parole e per preservarli da qualsiasi errore".

2. Plenaria: questo significa che l'ispirazione si estende a tutta la Bibbia, senza nessuna esclusione: 2Timoteo 3:16; la Rivelazione scritta è completa e non ha assolutamente bisogno di aggiunte o modifiche: Apocalisse 22:18,19; da Essa non sparirà uno iota o un apice: Matteo 5:18 (iota: la più piccola lettera dell'alfabeto ebraico; Apice: o un segno particolare sulle lettere ebraiche, oppure una consonante di cui a volte si faceva a meno).

 

L'ispirazione verbale della Parola di Dio esige il fatto che Dio, a volte, porta lo scrittore sacro a forzare le regole grammaticali e della sintassi per rivelare delle verità importanti:

Genesi 1:1; "nel principio ELOHIM (plurale), creò i cieli e la terra... "

Giovanni 8:58; "Prima che Abramo fosse nato IO SONO!"; non dice "IO ERO", secondo le regole della sintassi; questo per mostrare l'eterna preesistenza di Cristo!

 

La Bibbia non cessa mai di presentarsi come la Parola di Dio; e se il Signore parla, non può aver mentito. Egli non può mescolare nello stesso libro il vero con il falso. Se avesse parlato in modo fallibile quale fiducia potremmo avere in Lui? Se Dio è stato capace di far pervenire agli scrittori un messaggio senza errori, sarà stato anche capace di farlo trascrivere senza errori!